ATTO PRIMO
 
 
Appartamenti di Vitellia.
 
 
SCENA I
 
 
Vitellia e Sesto.
 
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Recitativo
 
 
Vitellia
 
 
Ma che? Sempre l'istesso,
 
 
Sesto, a dir mi verrai? So che sedotto
 
 
fu Lentulo da te, che i suoi seguaci
 
 
son pronti già, che il Campidoglio acceso
 
  5
darà moto a un tumulto.
 
 
                       Io tutto questo
 
 
già mille volte udii; la mia vendetta
 
 
mai non veggo però. S'aspetta forse
 
 
che Tito a Berenice in faccia mia
 
 
offra d'amor insano
 
  10
l'usurpato mio soglio e la sua mano?
 
 
Parla, di': che s'attende?
 
 
Sesto
 
 
                          Oh dio!
 
 
Vitellia
 
 
                                 Sospiri!
 
 
Sesto
 
 
Pensaci meglio, o cara,
 
 
pensaci meglio. Ah non togliamo in Tito
 
 
la sua delizia al mondo, il padre a Roma,
 
  15
l'amico a noi. Fra le memorie antiche
 
 
trova l'egual, se puoi. Fingiti in mente
 
 
eroe più generoso e più clemente.
 
 
Parlagli di premiar; poveri a lui
 
 
sembran gli erari sui.
 
  20
Parlagli di punir; scuse al delitto
 
 
cerca in ognun. Chi all'inesperta ei dona,
 
 
chi alla canuta età. Risparmia in uno
 
 
l'onor del sangue illustre; il basso stato
 
 
compatisce nell'altro. Inutil chiama,
 
  25
perduto il giorno ei dice
 
 
in cui fatto non ha qualcun felice.
 
 
Vitellia
 
 
Dunque a vantarmi in faccia
 
 
venisti il mio nemico? E più non pensi
 
 
che questo eroe clemente un soglio usurpa
 
  30
dal suo tolto al mio padre?
 
 
Che mi ingannò, che mi sedusseDas Verb „sedusse“ („verführte“) in den Partiturabschriften und im Libretto-Erstdruck wirkt stilistisch weniger schlüssig als das ursprüngliche „ridusse“ („zwang“) in der Libretto-Vorlage von Metastasio. Allerdings wird das Verb „sedurre“ („verführen“) in der vierten Ausgabe des Vocabolario degli Accademici della Crusca, Florenz 1729–1738, Bd. 4, S. 454, im Sinne von „indurre“ („dazu führen“) erwähnt. (e questo
 
 
è il suo fallo maggior) quasi ad amarlo?
 
 
E poi, perfido! e poi di nuovo al Tebro
 
 
richiamar Berenice! Una rivale
 
  35
avesse scelta almeno
 
 
degna di me fra le beltà di Roma.
 
 
Ma una barbara, Sesto,
 
 
un'esule antepormi, una regina!
 
 
Sesto
 
 
Sai pur che Berenice
 
  40
volontaria tornò.
 
 
Vitellia
 
 
                 Narra a' fanciulli
 
 
codeste fole. Io so gl'antichi amori,
 
 
so le lacrime sparse allor che quindi
 
 
l'altra volta partì, so come adesso
 
 
l'accolse e l'onorò. Chi non lo vede?
 
  45
Il perfido l'adora.
 
 
Sesto
 
 
                   Ah principessa,
 
 
tu sei gelosa.
 
 
Vitellia
 
 
              Io!
 
 
Sesto
 
 
                 Sì.
 
 
Vitellia
 
 
                    Gelosa io sono,
 
 
se non soffro un disprezzo?
 
 
Sesto
 
 
                           Eppur…
 
 
Vitellia
 
 
                                 Eppure
 
 
non hai cor d'acquistarmi.
 
 
Sesto
 
 
                          Io son…
 
 
Vitellia
 
 
                                 Tu sei
 
 
sciolto d'ogni promessa. A me non manca
 
  50
più degno esecutor dell'odio mio.
 
 
Sesto
 
 
Sentimi.
 
 
Vitellia
 
 
        Intesi assai.
 
 
Sesto
 
 
                     Fermati.
 
 
Vitellia
 
 
                             Addio.
 
 
Sesto
 
 
Ah Vitellia, ah mio nume,
 
 
non partir! Dove vai?
 
 
Perdonami, ti credo, io m'ingannai.
 
speaker-icon
N° 1 Duetto
 
 
Sesto
 
     
  55
    Come ti piace imponi,
 
 
regola i moti miei:
 
 
il mio destin tu sei,
 
 
tutto farò per te.
 
 
Vitellia
 
     
 
    Prima che il sol tramonti
 
  60
estinto io vo' l'indegno:
 
 
sai ch'egli usurpa un regno
 
 
che in sorte il ciel mi diè.
 
 
Sesto
 
     
 
    Già il tuo furor m'accende.
 
 
Vitellia
 
 
Ebben, che più s'attende?
 
 
Sesto
 
  65
Un dolce sguardo almeno
 
 
sia premio alla mia fé.
 
 
a due
 
     
 
    Fan mille affetti insieme
 
 
battaglia in me spietata:
 
 
un'alma lacerata
 
  70
più della mia non v'è.Varianten in den Textwiederholungen:
più della mia non v'è, no, più della mia non v'è.
più della mia non v'è, no no, non v'è.
 
 
SCENA II
 
 
Annio e detti.
 
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Recitativo
 
 
Annio
 
 
Amico, il passo affretta:
 
 
Cesare a sé ti chiama.
 
 
Vitellia
 
 
                      Ah non perdete
 
 
questi brevi momenti. A Berenice
 
 
Tito gli usurpa.
 
 
Annio
 
 
                Ingiustamente oltraggi,
 
  75
Vitellia, il nostro eroe. Tito ha l'impero
 
 
e del mondo e di sé. Già per suo cenno
 
 
Berenice partì.
 
 
Sesto
 
 
               Come?
 
 
Vitellia
 
 
                    Che dici?
 
 
Annio
 
 
Voi stupite a ragion. Roma ne piange
 
 
di maraviglia e di piacere. Io stesso
 
  80
quasi nol credo; ed io
 
 
fui presente, o Vitellia, al grande addio.
 
 
Vitellia
 
 
(Oh speranze!)
 
 
Sesto
 
 
              Oh virtù!
 
 
Vitellia
 
 
                       Quella superba
 
 
oh come volontieri udita avrei
 
 
esclamar contro Tito!
 
 
Annio
 
 
                     Anzi giammai
 
  85
più tenera non fu. Partì; ma vide
 
 
che adorata partiva e che al suo caro
 
 
men che a lei non costava il colpo amaro.
 
 
Vitellia
 
 
Ognun può lusingarsi.
 
 
Annio
 
 
                     Eh si conobbe
 
 
che bisognava a Tito
 
  90
tutto l'eroe per superar l'amante.
 
 
Vinse, ma combatté. Non era oppresso,
 
 
ma tranquillo non era; ed in quel volto,
 
 
dicasi per sua gloria,
 
 
si vedea la battaglia e la vittoria.
 
 
Vitellia
 
  95
(Eppur forse con me, quanto credei,
 
 
Tito ingrato non è.)
 
 
(A parte a Sesto.)
 
 
                    Sesto, sospendi
 
 
d'eseguire i miei cenni: il colpo ancora
 
 
non è maturo.
 
 
Sesto
 
 
             E tu non vuoi ch'io vegga…
 
 
ch'io mi lagni, o crudele…
 
 
Vitellia
 
 
                          Or che vedesti?
 
  100
Di che ti puoi lagnar?
 
 
Sesto
 
 
                      Di nulla.
 
 
                               (Oh dio!
 
 
Chi provò mai tormento eguale al mio?)
 
speaker-icon
N° 2 Aria
 
 
Vitellia
 
     
 
    Deh se piacer mi vuoi,
 
 
lascia i sospetti tuoi;
 
 
non mi stancar con questoVariante in den Textwiederholungen:
ah no, non mi stancar con questo
 
  105
molesto dubitar.
 
     
 
    Chi ciecamente crede
 
 
impegna a serbar fede;
 
 
chi sempre inganni aspetta
 
 
alletta ad ingannar.
 
 
(Parte.)
 
 
SCENA III
 
 
Sesto ed Annio.
 
 
Recitativo
 
 
Annio
 
speaker-icon 110
Amico, ecco il momento
 
 
di rendermi felice. All'amor mio
 
 
Servilia promettesti. Altro non manca
 
 
che d'Augusto l'assenso. Ora da lui
 
 
impetrarlo potresti.
 
 
Sesto
 
 
                    Ogni tua brama,
 
  115
Annio, m'è legge. Impaziente anch'io
 
 
questo nuovo legame, Annio, desio.
 
speaker-icon
N° 3 Duettino
 
 
Sesto, Annio
 
     
 
    Deh prendi un dolce amplesso,
 
 
amico mio fedel,
 
 
e ognor per me lo stesso
 
  120
ti serbi amico il ciel.
 
 
(Partono.)
 
 


Parte del Foro Romano magnificamente adornato d'archi, obelischi e trofei; in faccia aspetto esteriore del Campidoglio e magnifica strada per cui vi si ascende.
 
 
SCENA IV
 
 
Publio, senatori romani e i legati delle province soggette, destinati a presentare al Senato gli annui imposti tributi. Mentre Tito preceduto da' littori, seguito da' pretoriani e circondato da numeroso popolo scende dal Campidoglio, cantasi il seguente coro.
 
speaker-icon
N° 4 Marcia
 
speaker-icon
N° 5 Coro
 
 
Coro
 
     
 
    Serbate, o dèi custodi
 
 
della romana sorte,
 
 
in Tito il giusto, il forte,
 
 
l'onor di nostra età.
 
 
(Nel fine del coro suddetto Annio e Sesto da diverse parti.)
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Publio
 
 
(A Tito.)
 
  125
Te della patria il padre
 
 
oggi appella il Senato; e mai più giusto
 
 
non fu ne' suoi decreti, o invitto Augusto.
 
 
Annio
 
 
Né padre sol, ma sei
 
 
suo nume tutelar. Più che mortale
 
  130
giacché altrui ti dimostri, a' voti altrui
 
 
comincia ad avvezzarti. Eccelso tempio
 
 
ti destina il Senato, e là si vuole
 
 
che fra divini onori
 
 
anche il nume di Tito il Tebro adori.
 
 
Publio
 
  135
Quei tesori che vedi,
 
 
delle serve province annui tributi,
 
 
all'opra consagriam. Tito non sdegni
 
 
questi del nostro amor publici segni.
 
 
Tito
 
 
Romani, unico oggetto
 
  140
è de' voti di Tito il vostro amore,
 
 
ma il vostro amor non passi
 
 
tanto i confini suoi
 
 
che debbano arrossirne e Tito e voi.
 
 
Quegli offerti tesori
 
  145
non ricuso però. Cambiarne solo
 
 
l'uso pretendo. Udite. Oltre l'usato
 
 
terribile il Vesevo ardenti fiumi
 
 
dalle fauci eruttò, scosse le rupi,
 
 
riempié di ruine
 
  150
i campi intorno e le città vicine.
 
 
Le desolate genti
 
 
fuggendo van, ma la miseria opprime
 
 
quei che al foco avvanzar. Serva quell'oro
 
 
di tanti afflitti a riparar lo scempio.
 
  155
Questo, o Romani, è fabbricarmi il tempio.
 
 
Annio
 
 
Oh vero eroe!
 
 
Publio
 
 
             Quanto di te minori
 
 
tutti i premi son mai, tutte le lodi!
 
 
Tito
 
 
Basta, basta, o miei fidi.Variante in den Textwiederholungen (nach Abschrift C):
Basta, basta, o quiriti.
 
 
Sesto a me s'avvicini; Annio non parta;
 
  160
ogn'altro s'allontani.
 
speaker-icon
N° 4 MarciaZur Wiederholung des Marsches nach dem Secco-Rezitativ „Te della patria il padre“ vgl. Franz Giegling, Kritischer Bericht (Neue Mozart Ausgabe, Serie II: Bühnenwerke 5/20), Kassel 1994, S. 12.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Annio
 
 
                      (Adesso, o Sesto,
 
 
parla per me.)
 
 
Sesto
 
 
              Come, signor, potesti
 
 
la tua bella regina…
 
 
Tito
 
 
                    Ah Sesto, amico,
 
 
che terribil momento! Io non credei…
 
 
Basta, ho vinto: partì.
 
 
                       Tolgasi adesso
 
  165
a Roma ogni sospetto
 
 
di vederla mia sposa.
 
 
                     Una sua figlia
 
 
vuol veder sul mio soglio,
 
 
e appagarla convien. Giacché l'amore
 
 
scelse invano i miei lacci, io vo' che almeno
 
  170
l'amicizia li scelga. Al tuo s'unisca,
 
 
Sesto, il cesareo sangue. Oggi mia sposa
 
 
sarà la tua germana.
 
 
Sesto
 
 
Servilia?
 
 
Tito
 
 
         Appunto.
 
 
Annio
 
 
                 (Oh me infelice!)
 
 
Sesto
 
 
                                  (Oh dèi!
 
 
Annio è perduto.)
 
 
Tito
 
 
                 Udisti?
 
  175
Che dici? Non rispondi?
 
 
Sesto
 
 
                       E chi potrebbe
 
 
risponderti, signor? M'opprime a segno
 
 
la tua bontà che non ho cor… Vorrei…
 
 
Annio
 
 
(Sesto è in pena per me.)
 
 
Tito
 
 
                         Spiegati. Io tutto
 
 
farò per tuo vantaggio.
 
 
Sesto
 
  180
(Ah si serva l'amico.)
 
 
Annio
 
 
                      (Annio, coraggio.)
 
 
Sesto
 
 
Tito…
 
 
Annio
 
 
     Augusto! Conosco
 
 
di Sesto il cor. Fin dalla cuna insieme
 
 
tenero amor ne stringe. Ei, di sé stesso
 
 
modesto estimator, teme che sembri
 
  185
sproporzionato il dono e non s'avvede
 
 
ch'ogni distanza eguaglia
 
 
d'un cesare il favor. Ma tu consiglio
 
 
da lui prender non déi. Come potresti
 
 
sposa elegger più degna
 
  190
dell'impero e di te? Virtù, bellezza,
 
 
tutto è in Servilia. Io le conobbi in volto
 
 
ch'era nata a regnar. De' miei presagi
 
 
l'adempimento è questo.
 
 
Sesto
 
 
(Annio parla così! Sogno o son desto?)
 
 
Tito
 
  195
Ebben, recane a lei,
 
 
Annio, tu la novella. E tu mi siegui,
 
 
amato Sesto, e queste
 
 
tue dubbiezze deponi. Avrai tal parte
 
 
tu ancor nel soglio, e tanto
 
  200
t'innalzerò, che resterà ben poco
 
 
dello spazio infinito
 
 
che fraposer gli dèi fra Sesto e Tito.
 
 
Sesto
 
 
Questo è troppo, o signor. Modera almeno,
 
 
se ingrati non ci vuoi,
 
  205
modera, Augusto, i benefici tuoi.Variante in den Textwiederholungen:
modera, Augusto, i benefizi tuoi.
 
 
Tito
 
 
Ma che, se mi niegate
 
 
che benefico io sia, che mi lasciate?
 
speaker-icon
N° 6 Aria
 
 
Tito
 
     
 
    Del più sublime soglio
 
 
l'unico frutto è questo:
 
  210
tutto è tormento il resto
 
 
e tutto è servitù.
 
     
 
    Che avrei, se ancor perdessi
 
 
le sole ore felici
 
 
che ho nel giovar gli oppressi,
 
  215
nel sollevar gli amici,
 
 
nel dispensar tesori
 
 
al merto e alla virtù?
 
 
(Parte con Sesto.)
 
 
SCENA V
 
 
Annio e poi Servilia.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Annio
 
 
Non ci pentiam. D'un generoso amante
 
 
era questo il dover.
 
 
                    Mio cor, deponi
 
  220
le tenerezze antiche. È tua sovrana
 
 
chi fu l'idolo tuo. Cambiar conviene
 
 
in rispetto l'amore. Eccola. Oh dèi!
 
 
Mai non parve sì bella agli occhi miei.
 
 
Servilia
 
 
Mio ben…
 
 
Annio
 
 
        Taci, Servilia. Ora è delitto
 
  225
il chiamarmi così.
 
 
Servilia
 
 
                  Perché?
 
 
Annio
 
 
                         Ti scelse
 
 
Cesare (che martir!) per sua consorte.
 
 
A te (morir mi sento), a te m'impose
 
 
di recarne l'avviso (oh pena!), ed io…
 
 
io fui… (parlar non posso). Augusta, addio.
 
 
Servilia
 
  230
Come! Fermati. Io sposa
 
 
di Cesare? E perché?
 
 
Annio
 
 
                    Perché non trova
 
 
beltà, virtù che sia
 
 
più degna d'un impero, anima… Oh stelle!
 
 
Che dirò? Lascia, Augusta,
 
  235
deh lasciami partir.
 
 
Servilia
 
 
                    Così confusa
 
 
abbandonar mi vuoi? Spiegati, dimmi:
 
 
come fu? Per qual via…
 
 
Annio
 
 
Mi perdo, s'io non parto, anima mia.
 
speaker-icon
N° 7 Duetto
 
 
Annio
 
     
 
    Ah perdona al primo affetto
 
  240
questo accento sconsigliato:
 
 
colpa fu del labbro usato
 
 
a così chiamarti ognor.
 
 
Servilia
 
     
 
    Ah tu fosti il primo oggetto
 
 
che finor fedel amai,
 
  245
e tu l'ultimo sarai
 
 
ch'abbia nido in questo cor.Die Edition folgt hier der Fassung der autographen Partitur bzw. der Abschrift D ("ch'abbia nido in questo cor") und entscheidet sich damit gegen die Fassungen der Abschriften C, C1 und des Libretto-Erstdrucks ("come fosti il primo amor"). Möglicherweise wurde der Text der Abschriften C und C1 nach dem Libretto-Erstdruck nachgebessert, worauf die Streichungen in der Abschrift C hindeuten.
 
 
Annio
 
     
 
    Cari accenti del mio bene!
 
 
Servilia
 
 
Oh mia dolce, cara spene!
 
 
a due
 
 
Più che ascolto i sensi tuoi,
 
  250
in me cresce più l'ardor.
 
     
 
    Quando un'alma è all'altra unita
 
 
qual piacere un cor risente!
 
 
Ah si tronchi dalla vita
 
 
tutto quel che non è amor.
 
 
(Partono.)
 
 


Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul Colle Palatino.
 
 
SCENA VI
 
 
Tito e Publio con un foglio.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Tito
 
  255
Che mi rechi in quel foglio?
 
 
Publio
 
 
                            I nomi ei chiude
 
 
de' rei che osar con temerari accenti
 
 
de' cesari già spenti
 
 
la memoria oltraggiar.
 
 
Tito
 
 
                      Barbara inchiesta
 
 
che agli estinti non giova e somministra
 
  260
mille strade alla frode
 
 
d'insidiar gl'innocenti.
 
 
Publio
 
 
Ma v'è, signor, chi lacerare ardisce
 
 
anche il tuo nome.
 
 
Tito
 
 
                  E che perciò? Se 'l mosse
 
 
leggerezza, nol curo;
 
  265
se follia, lo compiango;
 
 
se ragion, gli son grato; e se in lui sono
 
 
impeti di malizia, io gli perdono.
 
 
Publio
 
 
Almen…
 
 
SCENA VII
 
 
Servilia e detti.
 
 
Recitativo
 
 
Servilia
 
 
      Di Tito al piè…
 
 
Tito
 
 
                     Servilia! Augusta!
 
 
Servilia
 
 
Ah signor, sì gran nome
 
  270
non darmi ancora. Odimi prima: io deggio
 
 
palesarti un arcan.
 
 
Tito
 
 
                   Publio, ti scosta;
 
 
ma non partir.
 
 
(Publio si ritira.)
 
 
Servilia
 
 
              Che del cesareo alloro
 
 
me, fra tante più degne,
 
 
generoso monarca, inviti a parte,
 
  275
è dono tal che desteria tumulto
 
 
nel più stupido cor. Ma…
 
 
Tito
 
 
                        Parla.
 
 
Servilia
 
 
                              Il core,
 
 
signor, non è più mio: già da gran tempo
 
 
Annio me lo rapì.
 
 
                 Valor che basti
 
 
non ho per obbliarlo. Anche dal trono
 
  280
il solito sentiero
 
 
farebbe a mio dispetto il mio pensiero.
 
 
So che oppormi è delitto
 
 
d'un cesare al voler, ma tutto almeno
 
 
sia noto al mio sovrano;
 
  285
poi, se mi vuol sua sposa, ecco la mano.
 
 
Tito
 
 
Grazie, o numi del ciel.
 
 
                        Pur si ritrova
 
 
chi s'avventuri a dispiacer col vero.
 
 
Alla grandezza tua la propria pace
 
 
Annio pospone! Tu ricusi un trono
 
  290
per essergli fedele! Ed io dovrei
 
 
turbar fiamme sì belle? Ah non produceVariante in den Textwiederholungen:
turbar fiamme sì belle? Oh, non produce
 
 
sentimenti sì rei di Tito il core.
 
 
Sgombra ogni tema. Io voglio
 
 
stringer nodo sì degno,
 
 
                       e n'abbia poi
 
  295
cittadini la patria eguali a voi.
 
 
Servilia
 
 
Oh Tito! Oh Augusto! Oh vera
 
 
delizia de' mortali! Io non saprei
 
 
come il grato mio cor…
 
 
Tito
 
 
                      Se grata appieno
 
 
esser mi vuoi, Servilia, agli altri inspira
 
  300
il tuo candor. Di pubblicar procura
 
 
che grato a me si rende,
 
 
più del falso che piace, il ver che offende.
 
speaker-icon
N° 8 Aria
 
 
Tito
 
     
 
    Ah se fosse intorno al trono
 
 
ogni cor così sincero,
 
  305
non tormento un vasto impero,
 
 
ma saria felicità.
 
     
 
    Non dovrebbero i regnanti
 
 
tollerar sì grave affanno
 
 
per distinguer dall'inganno
 
  310
l'insidiata verità.
 
 
(Parte.)
 
 
SCENA VIII
 
 
Servilia, poi Vitellia.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Servilia
 
 
Felice me!
 
 
Vitellia
 
 
          Posso alla mia sovrana
 
 
offrir del mio rispetto i primi omaggi?
 
 
Posso adorar quel volto
 
 
per cui d'amor ferito
 
  315
ha perduto il riposo il cor di Tito?
 
 
 
 
Servilia
 
 
Non esser meco irata:
 
 
forse la regia destra è a te serbata.
 
 
(Parte.)
 
 
SCENA IX
 
 
Vitellia, poi Sesto.
 
 
Recitativo
 
 
Vitellia
 
 
Ancora mi schernisce?
 
 
Questo soffrir degg'io
 
  320
vergognoso disprezzo? Ah con qual fasto
 
 
qui mi lascia costei! Barbaro Tito,
 
 
ti parea dunque poco
 
 
Berenice antepormi? Io dunque sono
 
 
l'ultima de' viventi.
 
 
                     Ah trema, ingrato,
 
  325
trema d'avermi offesa. Oggi 'l tuo sangue…
 
 
Sesto
 
 
Mia vita.
 
 
Vitellia
 
 
         Ebben, che rechi? Il Campidoglio
 
 
è acceso? È incenerito?
 
 
Lentulo dove sta? Tito è punito?
 
 
Sesto
 
 
Nulla intrapresi ancor.
 
 
Vitellia
 
 
                       Nulla! E sì franco
 
  330
mi torni innanzi? E con qual merto ardisci
 
 
di chiamarmi tua vita?
 
 
Sesto
 
 
                      È tuo comando
 
 
il sospendere il colpo.
 
 
Vitellia
 
 
                       E non udisti
 
 
i miei novelli oltraggi? Un altro cenno
 
 
aspetti ancor? Ma ch'io ti creda amante,
 
  335
dimmi, come pretendi,
 
 
se così poco i miei pensieri intendi?
 
 
Sesto
 
 
Se una ragion potesse
 
 
almen giustificarmi…
 
 
Vitellia
 
 
                    Una ragione!
 
 
Mille n'avrai, qualunque sia l'affetto
 
  340
da cui prenda il tuo cor regola e moto.
 
 
È la gloria il tuo voto? Io ti propongo
 
 
la patria a liberar.
 
 
                    Sei d'un'illustre
 
 
ambizion capace? Eccoti aperta
 
 
una strada all'impero.
 
  345
Renderti fortunato
 
 
può la mia mano? Corri,
 
 
mi vendica, e son tua.
 
 
D'altri stimoli hai d'uopo?
 
 
Sappi che Tito amai,
 
  350
che del mio cor l'acquisto
 
 
ei t'impedì, che se rimane in vita
 
 
si può pentir, ch'io ritornar potrei,
 
 
non mi fido di me, forse ad amarlo.
 
 
Or va', se non ti move
 
  355
desio di gloria, ambizione, amore;
 
 
se tolleri un rivale
 
 
che usurpò, che contrasta,
 
 
che involarti potrà gli affetti miei,
 
 
degl'uomini 'l più vil dirò che sei.
 
 
Sesto
 
  360
Quante vie d'assalirmi!
 
 
Basta, basta, non più, già m'inspirasti,
 
 
Vitellia, il tuo furore. Arder vedrai
 
 
fra poco il Campidoglio, e questo acciaro
 
 
nel sen di Tito… (Ah sommi dèi! Qual gelo
 
  365
mi ricerca le vene…)
 
 
Vitellia
 
 
                    Ed or che pensi?
 
 
Sesto
 
 
Ah Vitellia!
 
 
Vitellia
 
 
            Il previdi:
 
 
tu pentito già sei.Die Edition folgt hier wie die NMA der Fassung des Libretto-Erstdrucks und der Libretto-Vorlage von Metastasio („tu pentito già sei.“) und entscheidet sich damit gegen die Fassungen der Abschrift C („che pentito già sei.“) bzw. der Abschriften C1 und D („che tu pentito già sei.“) Durch die Relativkonjunktion „che“ anstelle des Personalpronomens „tu“ wirkt der Text der drei Abschriften stilistisch weniger überzeugend. Die Fassung der beiden letzten Abschriften (C1 und D) enthält außerdem eine metrisch überzählige Silbe.
 
 
Sesto
 
 
                   Non son pentito,
 
 
ma…
 
 
Vitellia
 
 
   Non stancarmi più. Conosco, ingrato,
 
 
che amor non hai per me. Folle ch'io fui!
 
  370
Già ti credea, già mi piacevi, e quasi
 
 
cominciavo ad amarti. Agli occhi miei
 
 
involati per sempre
 
 
e scordati di me.
 
 
Sesto
 
 
                 Fermati: io cedo,
 
 
io già volo a servirti.
 
 
Vitellia
 
 
                       Eh non ti credo.
 
  375
M'ingannerai di nuovo. In mezzo all'opra
 
 
ricorderai…
 
 
Sesto
 
 
           No, mi punisca Amore
 
 
se penso ad ingannarti.
 
 
Vitellia
 
 
Dunque corri! Che fai? Perché non parti?
 
speaker-icon
N° 9 Aria
 
 
Sesto
 
     
 
    Parto; ma tu, ben mio,
 
  380
meco ritorna in pace.
 
 
Sarò qual più ti piace,
 
 
quel che vorrai farò.Variante in den Textwiederholungen:
quel che vorrai farò, sì.
 
     
 
    Guardami, e tutto obblio
 
 
e a vendicarti io volo.
 
  385
A questo sguardo solo
 
 
da me si penserà.
 
     
 
    (Ah qual poter, oh dèi!
 
 
donaste alla beltà.)
 
 
(Parte.)
 
 
SCENA X
 
 
Vitellia, poi Publio ed Annio.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Vitellia
 
 
Vedrai, Tito, vedrai che alfin sì vile
 
  390
questo volto non è. Basta a sedurti
 
 
gli amici almen, se ad invaghirti è poco.
 
 
Ti pentirai…
 
 
Publio
 
 
            Tu qui, Vitellia? Ah corri:
 
 
va Tito alle tue stanze.
 
 
Annio
 
 
Vitellia, il passo affretta:
 
  395
Cesare di te cerca.
 
 
Vitellia
 
 
Cesare!
 
 
Publio
 
 
       Ancor nol sai?
 
 
Sua consorte t'elesse.
 
 
Annio
 
 
Tu sei la nostra augusta, e il primo omaggio
 
 
già da noi ti si rende.
 
 
Publio
 
  400
Ah principessa,
 
 
               andiam: Cesare attende.
 
speaker-icon
N° 10 Terzetto
 
 
Vitellia
 
     
 
    Vengo… Aspettate…
 
 
                     Sesto!…
 
 
Ahimè!… Sesto!… È partito?…Variante in den Textwiederholungen:
Ahimè! Sesto!…
 
 
 
 
Oh sdegno mio funesto!
 
 
Oh insano mio furor!
 
     
  405
    Che angustia! Che tormento!
 
 
Io gelo, oh dio! d'orror.
 
 
Annio, Publio
 
 
Oh come un gran contento,
 
 
come confonde un cor!
 
 
 
 
(Partono.)
 
 


Campidoglio come prima.
 
 
SCENA XI
 
 
Sesto solo, indi Annio, poi Servilia, Publio, Vitellia da diverse parti.
 
speaker-icon
N° 11 Recitativo accompagnato
 
 
Sesto
 
 
Oh dèi, che smania è questa!
 
  410
Che tumulto ho nel cor! Palpito, agghiaccio,
 
 
m'incammino, m'arresto; ogn'aura, ogn'ombra
 
 
mi fa tremare. Io non credea che fosse
 
 
sì difficile impresa esser malvagio.
 
 
Ma compirla convien.
 
 
                    Almen si vada
 
  415
con valore a perir. Valore! E come
 
 
può averne un traditor? Sesto infelice!
 
 
Tu traditor! Che orribil nome! Eppure
 
 
t'affretti a meritarlo. E chi tradisci?
 
 
Il più grande, il più giusto, il più clemente
 
  420
principe della terra, a cui tu devi
 
 
quanto puoi, quanto sei. Bella mercede
 
 
gli rendi invero! Ei t'innalzò per farti
 
 
il carnefice suo.
 
 
                 M'inghiotta il suolo
 
 
prima ch'io tal divenga. Ah non ho core,
 
  425
Vitellia, a secondar gli sdegni tuoi:Die Edition folgt hier beim Wort „tuoi“ der autographen Partitur sowie den Abschriften C, C1 und D, obwohl dadurch der reine Reim zum nächsten Vers („morrei prima del colpo in faccia a lui.“) im Libretto-Erstdruck und in der Libretto-Vorlage von Metastasio („tui“ / „sui“) verloren geht.
 
 
morrei prima del colpo in faccia a lui.
 
 
S'impedisca…
 
 
(Si desta nel Campidoglio un incendio che a poco a poco va crescendo.)
 
 
            Ma come,
 
 
arde già il Campidoglio?
 
 
Un gran tumulto io sento
 
  430
d'armi e d'armati. Ahi! Tardo è il pentimento.
 
speaker-icon
N° 12 Quintetto con coro
 
 
Sesto
 
     
 
    Deh conservate, o dèi!
 
 
a Roma il suo splendor,
 
 
o almeno i giorni miei
 
 
coi suoi troncate ancor.
 
 
Annio
 
     
  435
    Amico, dove vai?
 
 
Sesto
 
 
Io vado… Lo saprai,
 
 
oh dio! per mio rossor.
 
 
(Ascende frettoloso nel Campidoglio.)
 
 
SCENA XII
 
 
Annio, poi Servilia, indi Publio.
 
 
Annio
 
     
 
    Io Sesto non intendo…
 
 
Ma qui Servilia viene.
 
 
Servilia
 
  440
Ah che tumulto orrendo!
 
 
Annio
 
 
Fuggi di qua, mio bene.
 
 
Servilia
 
     
 
    Si teme che l'incendio
 
 
non sia dal caso nato,
 
 
ma con peggior disegno
 
  445
ad arte suscitato.
 
 
Coro in distanza
 
 
Ah!
 
 
Publio
 
     
 
    V'è in Roma una congiura;
 
 
per Tito, ahimè, pavento.
 
 
Di questo tradimento
 
  450
chi mai sarà l'autor?
 
 
Coro
 
 
Ah!
 
 
Servilia, Annio, Publio
 
 
Le grida, ahimè! ch'io sento…
 
 
Coro
 
 
Ah!
 
 
Servilia, Annio, Publio
 
 
…mi fan gelar d'orror.
 
 
(Vitellia entra.)
 
 
Coro
 
  455
Ah!
 
 
SCENA XIII
 
 
Vitellia
 
     
 
    Chi per pietade, oh dio!
 
 
m'addita dov'è Sesto?
 
 
(In odio a me son io
 
 
ed ho di me terror.)
 
 
Servilia, Annio, Publio
 
     
  460
    Di questo tradimento
 
 
chi mai sarà l'autor?
 
 
Coro
 
 
Ah! Ah!
 
 
Servilia, Annio, Publio, Vitellia
 
 
Le grida, ahimè, ch'io sento…
 
 
Coro
 
 
Ah! Ah!
 
 
Servilia, Annio, Publio, Vitellia
 
  465
…mi fan gelar d'orror.
 
 
Coro
 
 
Ah! Ah!
 
 
SCENA XIV
 
 
Detti eSesto che scende dal Campidoglio.
 
 
Sesto
 
     
 
    (Ah dove mai m'ascondo?
 
 
Apriti, o terra, inghiottimi,
 
 
e nel tuo sen profondo
 
  470
rinserra un traditor.)
 
 
Vitellia
 
     
 
    Sesto!
 
 
Sesto
 
 
          Da me che vuoi?
 
 
Vitellia
 
 
Quai sguardi vibri intorno?…
 
 
Sesto
 
 
Mi fa terror il giorno.
 
 
Vitellia
 
     
 
    Tito?…
 
 
Sesto
 
 
          La nobil alma
 
  475
versò dal sen trafitto.
 
 
Servilia, Annio, Publio
 
 
Qual destra rea macchiarsi
 
 
poté d'un tal delitto?
 
 
Sesto
 
     
 
    Fu l'uom più scellerato,
 
 
l'orror della natura,
 
  480
fu…
 
 
Vitellia
 
 
   Taci,
 
 
        forsennato:
 
 
ah non ti palesar.
 
 
Vitellia e Servilia, Sesto ed Annio, Publio
 
     
 
    Ah dunque l'astro è spento
 
 
di pace apportator.
 
 
Vitellia e Servilia, Sesto ed Annio, Publio, Coro in lontananza
 
 
Oh nero tradimento,
 
  485
oh giorno di dolor!
 
 
Fine dell'atto primo.