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Ouverture
 
 

Scipione dormendo. La Costanza e la Fortuna.
 
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Recitativo
 
 
Fortuna
 
 
Vieni e siegui i miei passi,
 
 
o gran figlio d'Emilio.
 
 
Costanza
 
 
                       I passi miei
 
 
vieni e siegui, o Scipion.
 
 
Scipione
 
 
                          Chi è mai l'audace
 
 
che turba il mio riposo?
 
 
Fortuna
 
 
                        Io son.
 
 
Costanza
 
 
                               Son io,
 
  5
e sdegnar non ti déi.
 
 
Fortuna
 
 
                     Volgiti a me.
 
 
Costanza
 
 
Guardami in volto.
 
 
Scipione
 
 
                  Oh dèi!
 
 
Quale abisso di luce!
 
 
Quale ignota armonia! Quali sembianze
 
 
son queste mai sì luminose e liete!
 
  10
E in qual parte mi trovo? E voi chi siete?
 
 
Costanza
 
 
Nutrice degli eroi.
 
 
Fortuna
 
 
                   Dispensatrice
 
 
di tutto il ben che l'universo aduna.
 
 
Costanza
 
 
Scipio, io son la Costanza.
 
 
Fortuna
 
 
                           Io la Fortuna.
 
 
Scipione
 
 
E da me che si vuol?
 
 
Costanza
 
 
                    Che una fra noi
 
  15
nel cammin della vita
 
 
tu per compagna elegga.
 
 
Fortuna
 
 
                       Entrambe offriamo
 
 
di renderti felice.
 
 
Costanza
 
 
E decider tu déi
 
 
se a me più credi, o se più credi a lei.
 
 
Scipione
 
  20
Io? Ma dèe… Che dirò?
 
 
Fortuna
 
 
                     Dubiti!
 
 
Costanza
 
 
                            Incerto
 
 
un momento esser puoi!
 
 
Fortuna
 
 
                      Ti porgo il crine,
 
 
e a me non t'abbandoni?
 
 
Costanza
 
 
                       Odi il mio nome,
 
 
né vieni a me?
 
 
Fortuna
 
 
              Parla.
 
 
Costanza
 
 
                    Risolvi.
 
 
Scipione
 
 
                            E come?
 
 
Se volete ch'io parli,
 
  25
se risolver degg'io, lasciate all'alma
 
 
tempo da respirar, spazio onde possa
 
 
riconoscer sé stessa.
 
 
Ditemi dove son, chi qua mi trasse,
 
 
se vero è quel ch'io veggio,
 
  30
se sogno, se son desto o se vaneggio.
 
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N° 1 Aria
 
 
Scipione
 
     
 
    Risolver non osa
 
 
confusa la mente,
 
 
ché oppressa si sente
 
 
da tanto stupor.
 
     
  35
    Delira dubbiosa,
 
 
incerta vaneggia
 
 
ogn'alma che ondeggia
 
 
fra' moti del cor.
 
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Recitativo
 
 
Costanza
 
 
Giusta è la tua richiesta: a parte a parte
 
  40
chiedi pur, e saprai
 
 
quanto brami saper.
 
 
Fortuna
 
 
                   Sì, ma sian brevi,
 
 
Scipio, le tue richieste. Intollerante
 
 
di riposo son io. Loco ed aspetto
 
 
andar sempre cangiando è mio diletto.
 
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N° 2 Aria
 
 
Fortuna
 
     
  45
    Lieve sono al par del vento;
 
 
vario ho il volto, il piè fugace:
 
 
or m'adiro, e in un momento
 
 
or mi torno a serenar.
 
     
 
    Sollevar le moli oppresse
 
  50
pria m'alletta, e poi mi piace
 
 
d'atterrar le moli istesse
 
 
che ho sudato a sollevar.
 
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Recitativo
 
 
Scipione
 
 
Dunque ove son? La reggia
 
 
di Masinissa, ove poc'anzi i lumi
 
  55
al sonno abbandonai,
 
 
certo questa non è.
 
 
Costanza
 
 
                   No, lungi assai
 
 
è l'Africa da noi. Sei nell'immenso
 
 
tempio del ciel.
 
 
Fortuna
 
 
                Non lo conosci a tante
 
 
che ti splendono intorno
 
  60
lucidissime stelle? A quel che ascolti
 
 
insolito concento
 
 
delle mobili sfere? A quel che vedi
 
 
di lucido zaffiro
 
 
orbe maggior che le rapisce in giro?
 
 
Scipione
 
  65
E chi mai tra le sfere, o dèe, produce
 
 
un concento sì armonico e sonoro?
 
 
Costanza
 
 
L'istessa ch'è fra loro
 
 
di moto e di misura
 
 
proporzionata ineguaglianza. Insieme
 
  70
urtansi nel girar: rende ciascuna
 
 
suon dall'altro distinto,
 
 
e si forma di tutti un suon concorde.
 
 
Varie così le corde
 
 
son d'una cetra; e pur ne tempra in guisa
 
  75
e l'orecchio e la man l'acuto e 'l grave,
 
 
che dan, percosse, un'armonia soave.
 
 
Questo mirabil nodo,
 
 
questa ragione arcana
 
 
che i dissimili accorda,
 
  80
proporzion s'appella, ordine e norma
 
 
universal delle create cose.
 
 
Questa è quel che nascose,
 
 
d'alto saper misterioso raggio,
 
 
entro i numeri suoi di Samo il saggio.
 
 
Scipione
 
  85
Ma un'armonia sì grande
 
 
perché non giunge a noi? Perché non l'ode
 
 
chi vive là nella terrestre sede?
 
 
Costanza
 
 
Troppo il poter de' vostri sensi eccede.
 
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N° 3 Aria
 
 
Costanza
 
     
 
    Ciglio che al sol si gira
 
  90
non vede il sol che mira,
 
 
confuso in quell'istesso
 
 
eccesso di splendor.
 
     
 
    Chi là del Nil cadente
 
 
vive alle sponde appresso,
 
  95
lo strepito non sente
 
 
del rovinoso umor.
 
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Recitativo
 
 
Scipione
 
 
E quali abitatori…
 
 
Fortuna
 
 
                  Assai chiedesti:
 
 
eleggi alfin.
 
 
Scipione
 
 
             Soffri un istante. E quali
 
 
abitatori han queste sedi eterne?
 
 
Costanza
 
  100
Ne han molti e vari in varie parti.
 
 
Scipione
 
 
                                   In questa,
 
 
ove noi siam, chi si raccoglie mai?
 
 
Fortuna
 
 
Guarda sol chi s'appressa, e lo saprai.
 
 

Publio, Coro d'eroi, indi Emilio e detti.
 
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N° 4 Coro
 
 
Coro
 
     
 
    Germe di cento eroi,
 
 
di Roma onor primiero,
 
  105
vieni, che in ciel straniero
 
 
il nome tuo non è.Variante in den Textwiederholungen:
il nome tuo non è, no.
 
     
 
    Mille trovar tu puoi
 
 
orme degli avi tuoi
 
 
nel lucido sentiero
 
  110
ove innoltrasti il piè.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Scipione
 
 
Numi! È vero o m'inganno? Il mio grand'avo,
 
 
il domator dell'African rubello
 
 
quegli non è?
 
 
Publio
 
 
             Non dubitar, son quello.
 
 
Scipione
 
 
Gelo d'orror! Dunque gli estinti…
 
 
Publio
 
 
                                 Estinto,
 
  115
Scipio, io non son.
 
 
Scipione
 
 
                   Ma in cenere disciolto
 
 
tra le funebri faci,
 
 
gran tempo è già, Roma ti pianse.
 
 
Publio
 
 
                                 Ah taci.
 
 
Poco sei noto a te. Dunque tu credi
 
 
che quella man, quel volto,
 
  120
quelle fragili membra, onde vai cinto,
 
 
siano Scipione? Ah non è ver. Son queste
 
 
solo una veste tua. Quel che le avviva
 
 
puro raggio immortal, che non ha parti
 
 
e scioglier non si può, che vuol, che intende,
 
  125
che rammenta, che pensa,
 
 
che non perde cogli anni il suo vigore,
 
 
quello, quello è Scipione; e quel non more.
 
 
Troppo iniquo il destino
 
 
saria della virtù, s'oltre la tomba
 
  130
nulla di noi restasse, e s'altri beni
 
 
non vi fosser di quei
 
 
che in terra per lo più toccano a' rei.
 
 
No, Scipion: la perfetta
 
 
d'ogni cagion Prima Cagione, ingiusta
 
  135
esser così non può. V'è dopo il rogo,
 
 
v'è mercé da sperar. Quelle che vedi
 
 
lucide eterne sedi
 
 
serbansi al merto; e la più bella è questa
 
 
in cui vive con me qualunque in terra
 
  140
la patria amò, qualunque offrì pietoso
 
 
al pubblico riposo i giorni sui,
 
 
chi sparse il sangue a benefizio altrui.
 
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N° 5 Aria
 
 
Publio
 
     
 
    Se vuoi che te raccolgano
 
 
questi soggiorni un dì,
 
  145
degli avi tuoi rammentati,
 
 
non ti scordar di me.
 
     
 
    Mai non cessò di vivere
 
 
chi come noi morì:
 
 
non meritò di nascere
 
  150
chi vive sol per sé.
 
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Recitativo
 
 
Scipione
 
 
Se qui vivon gli eroi…
 
 
Fortuna
 
 
                      Se paga ancora
 
 
la tua brama non è, Scipio, è già stanca
 
 
la tolleranza mia. Decidi…
 
 
Costanza
 
 
                          Eh lascia
 
 
ch'ei chieda a voglia sua. Ciò ch'egli apprende
 
  155
atto lo rende a giudicar fra noi.
 
 
Scipione
 
 
Se qui vivon gli eroi
 
 
che alla patria giovar, tra queste sedi
 
 
perché non miro il genitor guerriero?
 
 
Publio
 
 
L'hai sugli occhi e nol vedi?
 
 
Scipione
 
 
                             È vero, è vero.
 
  160
Perdona, errai, gran genitor; ma colpa
 
 
delle attonite ciglia
 
 
è il mio tardo veder, non della mente,
 
 
che l'immagine tua sempre ha presente.
 
 
Ah sei tu! Già ritrovo
 
  165
l'antica in quella fronte
 
 
paterna maestà; già nel mirarti
 
 
risento i moti al core
 
 
di rispetto e d'amore! Oh fausti numi!
 
 
Oh caro padre! Oh lieto dì! Ma come
 
  170
sì tranquillo m'accogli? Il tuo sembiante
 
 
sereno è ben, ma non commosso. Ah dunque
 
 
non provi in rivedermi
 
 
contento eguale al mio!
 
 
Emilio
 
 
                       Figlio, il contento
 
 
fra noi serba nel cielo altro tenore.
 
  175
Qui non giunge all'affanno, ed è maggiore.
 
 
Scipione
 
 
Son fuor di me. Tutto quassù m'è nuovo,
 
 
tutto stupir mi fa.
 
 
Emilio
 
 
                   Depor non puoi
 
 
le false idee che ti formasti in terra,
 
 
e ne stai sì lontano. Abbassa il ciglio:
 
  180
vedi laggiù d'impure nebbie avvolto
 
 
quel picciol globo, anzi quel punto?
 
 
Scipione
 
 
                                    Oh stelle!
 
 
È la terra?
 
 
Emilio
 
 
           Il dicesti.
 
 
Scipione
 
 
                      E tanti mari
 
 
e tanti fiumi e tante selve e tante
 
 
vastissime province, opposti regni,
 
  185
popoli differenti? E 'l Tebro? E Roma?…
 
 
Emilio
 
 
Tutto è chiuso in quel punto.
 
 
Scipione
 
 
                             Ah padre amato,
 
 
che picciolo, che vano,
 
 
che misero teatro ha il fasto umano!
 
 
Emilio
 
 
Oh se di quel teatro
 
  190
potessi, o figlio, esaminar gli attori,
 
 
se le follie, gli errori,
 
 
i sogni lor veder potessi e quale
 
 
di riso per lo più degna cagion
 
 
gli agita, gli scompone,
 
  195
gli rallegra, gli affligge o gl'innamora,
 
 
quanto più vil ti sembrerebbe ancora!
 
speaker-icon
N° 6 Aria
 
 
Emilio
 
     
 
    Voi colaggiù ridete
 
 
d'un fanciullin che piange,
 
 
ché la cagion vedete
 
  200
del folle suo dolor.
 
     
 
    Quassù di voi si ride,
 
 
ché dell'età sul fine,
 
 
tutti canuti il crine,
 
 
siete fanciulli ancor.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Scipione
 
  205
Publio, padre, ah lasciate
 
 
ch'io rimanga con voi! Lieto abbandono
 
 
quel soggiorno laggiù troppo infelice.
 
 
Fortuna
 
 
Ancor non è permesso.
 
 
Costanza
 
 
                     Ancor non lice.
 
 
Publio
 
 
Molto a viver ti resta.
 
 
Scipione
 
 
                       Io vissi assai;
 
  210
basta, basta per me.
 
 
Emilio
 
 
                    Sì, ma non basta
 
 
a' disegni del fato, al ben di Roma,
 
 
al mondo, al ciel.
 
 
Publio
 
 
                  Molto facesti, e molto
 
 
di più si vuol da te. Senza mistero
 
 
non vai, Scipione, altero
 
  215
e degli aviti e de' paterni allori.
 
 
I gloriosi tuoi primi sudori
 
 
per le campagne ibere
 
 
a caso non spargesti, e non a caso
 
 
porti quel nome in fronte
 
  220
che all'Africa è fatale. A me fu dato
 
 
il soggiogar sì gran nemica, e tocca
 
 
il distruggerla a te. Va', ma prepara
 
 
non meno alle sventure
 
 
che a' trionfi il tuo petto. In ogni sorte
 
  225
l'istessa è la virtù. L'agita, è vero,
 
 
il nemico destin, ma non l'opprime;
 
 
e quando è men felice, è più sublime.
 
speaker-icon
N° 7 Aria
 
 
Publio
 
     
 
    Quercia annosa su l'erte pendici
 
 
fra 'l contrasto dei venti nemiciVariante in den Textwiederholungen:
fra il contrasto dei venti nemici
 
  230
più sicura, più salda si fa.
 
     
 
    Ché, se il verno le chiome le sfronda,
 
 
più nel suolo col piè si profonda,
 
 
forza acquista se perde beltà.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Scipione
 
 
Giacché al voler de' fati
 
  235
l'opporsi è vano, ubbidirò.
 
 
Costanza
 
 
                           Scipione,
 
 
or di sceglier è tempo.
 
 
Fortuna
 
 
                       Istrutto or sei:
 
 
puoi giudicar fra noi.
 
 
Scipione
 
 
                      Publio, si vuole
 
 
ch'una di queste dèe…
 
 
Publio
 
 
                     Tutto m'è noto.
 
 
Eleggi a voglia tua.
 
 
Scipione
 
 
                    Deh mi consiglia,
 
  240
gran genitor.
 
 
Emilio
 
 
             Ti usurperebbe, o figlio,
 
 
la gloria della scelta il mio consiglio.
 
 
Fortuna
 
 
Se brami esser felice,
 
 
Scipio, non mi stancar: prendi il momento
 
 
in cui t'offro il crin.
 
 
Scipione
 
 
                       Ma tu, che tanto
 
  245
importuna mi sei, di': qual ragione
 
 
tuo seguace mi vuol? Perché degg'io
 
 
sceglier più te che l'altra?
 
 
Fortuna
 
 
                            E che farai
 
 
s'io non secondo amica
 
 
l'imprese tue? Sai quel ch'io posso? Io sono
 
  250
d'ogni mal, d'ogni bene
 
 
l'arbitra colaggiù. Questa è la mano
 
 
che sparge a suo talento e gioie e pene,
 
 
ed oltraggi ed onori,
 
 
e miserie e tesori. Io son colei
 
  255
che fabbrica, che strugge,
 
 
che rinnova gl'imperi. Io, se mi piace,
 
 
in soglio una capanna, io, quando voglio,
 
 
cangio in capanna un soglio. A me soggetti
 
 
sono i turbini in cielo,
 
  260
son le tempeste in mar. Delle battaglie
 
 
io regolo il destin. Se fausta io sono,
 
 
dalle perdite istesse
 
 
fo germogliar le palme; e s'io m'adiro,
 
 
svelgo di man gli allori
 
  265
sul compir la vittoria ai vincitori.
 
 
Che più? Dal regno mio
 
 
non va esente il valore,
 
 
non la virtù; ché, quando vuol la sorte,
 
 
sembra forte il più vil, vile il più forte;
 
  270
e a dispetto d'Astrea
 
 
la colpa è giusta e l'innocenza è rea.
 
speaker-icon
N° 8 Aria
 
 
Fortuna
 
     
 
    A chi serena io miro
 
 
chiaro è di notte il cielo;
 
 
torna per lui nel gelo
 
  275
la terra a germogliar.
 
     
 
    Ma se a taluno io giro
 
 
torbido il guardo e fosco,
 
 
fronde gli niega il bosco,
 
 
onde non trova in mar.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Scipione
 
  280
E a sì enorme possanza
 
 
chi s'opponga non v'è?
 
 
Costanza
 
 
                      Sì, la Costanza.
 
 
Io, Scipio, io sol prescrivo
 
 
limiti e leggi al suo temuto impero.
 
 
Dove son io non giunge
 
  285
l'instabile a regnar, ché in faccia mia
 
 
non han luce i suoi doni
 
 
né orror le sue minacce. È ver che oltraggio
 
 
soffron talor da lei
 
 
il valor, la virtù; ma le bell'opre,
 
  290
vindice de' miei torti, il tempo scopre.
 
 
Son io, non è costei,
 
 
che conservo gl'imperi: e gli avi tuoi,
 
 
la tua Roma lo sa. Crolla ristretta
 
 
da Brenno, è ver, la libertà latina
 
  295
nell'angusto Tarpeo; ma non ruina.
 
 
Dell'Aufido alle sponde
 
 
si vede, è ver, miseramente intorno
 
 
tutta perir la gioventù guerriera
 
 
il console roman; ma non dispera.
 
  300
Annibale s'affretta
 
 
di Roma ad ottener l'ultimo vanto,
 
 
e co' vessilli suoi quasi l'adombra;
 
 
ma trova in Roma intanto
 
 
prezzo il terren che 'l vincitore ingombra.
 
  305
Son mie prove sì belle, e a queste prove
 
 
non resiste Fortuna. Ella si stanca,
 
 
e alfin cangiando aspetto
 
 
mia suddita diventa a suo dispetto.
 
speaker-icon
N° 9 Aria
 
 
Costanza
 
     
 
    Biancheggia in mar lo scoglio,
 
  310
par che vacilli, e pare
 
 
che lo sommerga il mare
 
 
fatto maggior di sé.
 
     
 
    Ma dura a tanto orgoglio
 
 
quel combattuto sasso,
 
  315
e 'l mar tranquillo e basso
 
 
poi gli lambisce il piè.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Scipione
 
 
Non più. Bella Costanza,
 
 
guidami dove vuoi. D'altri non curo,
 
 
eccomi tuo seguace.
 
 
Fortuna
 
 
                   E i doni miei?
 
 
Scipione
 
  320
Non bramo e non ricuso.
 
 
Fortuna
 
 
                       E il mio furore?
 
 
Scipione
 
 
Non sfido e non pavento.
 
 
Fortuna
 
 
                        Invan potresti,
 
 
Scipio, pentirti un dì. Guardami in viso,
 
 
pensaci, e poi decidi.
 
 
Scipione
 
 
                      Ho già deciso.
 
speaker-icon
N° 10 Aria
 
 
Scipione
 
     
 
    Di' che sei l'arbitra
 
  325
del mondo intero,
 
 
ma non pretendere
 
 
perciò l'impero
 
 
d'un'alma intrepida,
 
 
d'un nobil cor.
 
     
  330
    Te vili adorino,
 
 
nume tiranno,
 
 
quei che non prezzano,
 
 
quei che non hanno
 
 
che 'l basso merito
 
  335
del tuo favor.
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Fortuna
 
 
E v'è mortal che ardisca
 
 
negarmi i voti suoi? che il favor mio
 
 
non procuri ottener?
 
 
Scipione
 
 
                    Sì, vi son io.
 
 
Recitativo
 
 
Fortuna
 
 
E ben, provami
 
 
              avversa. Olà, venite,
 
  340
orribili disastri, atre sventure,
 
 
ministre del mio sdegno:
 
 
quell'audace opprimete; io vel consegno.
 
 
Scipione
 
 
Stelle! Che fia? Qual sanguinosa luce!
 
 
Che nembi! Che tempeste!
 
  345
Che tenebre son queste! Ah qual rimbomba
 
 
per le sconvolte sfere
 
 
terribile fragor! Cento saette
 
 
mi striscian fra le chiome, e par che tutto
 
 
vada sossopra il ciel.
 
 
                      No, non pavento,
 
  350
empia Fortuna: invan minacci; invano,
 
 
perfida, ingiusta dea… Ma chi mi scuote?
 
 
Con chi parlo? Ove son? Di Masinissa
 
 
questo è pure il soggiorno. E Publio? E il padre?
 
 
E gli astri? E il ciel? Tutto sparì. Fu sogno
 
  355
tutto ciò ch'io mirai?
 
 
                      No, la Costanza
 
 
sogno non fu; meco rimase: io sento
 
 
il nume suo che mi riempie il petto.
 
 
V'intendo, amici dèi: l'augurio accetto.
 
 
Licenza
 
speaker-icon
Recitativo
 
 
Soprano per la Licenza
 
 
Non è Scipio, o signore, (ah chi potrebbe
 
  360
mentir dinanzi a te!) non è l'oggetto
 
 
Scipio de' versi miei: di te ragiono
 
 
quando parlo di lui. Quel nome illustre
 
 
è un vel di cui si copre
 
 
il rispettoso mio giusto timore.
 
  365
Ma Scipio esalta il labbro,
 
 
e Girolamoil core.Die Azione teatrale Il sogno di Scipione wurde ursprünglich für den Salzburger Fürsterzbischof Sigmund von Schrattenbach (damals Brotherr und Gönner von Leopold und Wolfgang Amadé Mozart) komponiert. Ursprünglicher Anlass für die Komposition könnte der Jahrestag der Konsekration von Schrattenbach am 21. Dezember 1771, der 50. Jahrestag seiner Priesterweihe am 19. Januar 1772 oder sein Geburtstag am 28. Februar 1771 gewesen sein. Als Vater und Sohn Mozart am 15. Dezember 1771 von der zweiten Italienreise nach Salzburg zurückkehrten, lag Erzbischof Schrattenbach jedoch im Sterben. Nach seinem Tod am 16. Dezember 1771 wurde Erzbischof Hieronymus von Colloredo als neuer Erzbischof von Salzburg gewählt. Dementsprechend widmete Mozart das Werk im Rezitativ der Licenza um. Wie eine genaue Untersuchung des Autographs des Rezitativs durch Ultraviolettphotographie ergeben hat, stand in den Takten 10 und 11 unter dem von Leopold Mozart eingetragenen Namen des endgültigen Widmungsträgers Girolamo (Hieronymus) der von Wolfgang Amadé Mozart geschriebene Name Sigismondo (Siegismund). Vgl. dazu Josef-Horst Lederer, „Vorwort“ zu Il sogno di Scipione (Neue Mozart Ausgabe, Serie II: Bühnenwerke 6/9), Kassel 1977, S. VIIf.
 
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N° 11 Aria della LicenzaMöglicherweise für die Inthronisation seines neuen Dienstherren Hieronymus von Colloredo am 29. April 1772 hat Mozart den Text der Aria della Licenza nochmals vertont. Die nachkomponierte Aria della Licenza II (Nr. 11b) wurde dann von Leopold Mozart in das Autograph zwischen die ursprüngliche Aria della Licenza I (Nr. 11a) und den Schlusschor (Nr. 12) eingefügt. Vgl. dazu Josef-Horst Lederer,„Vorwort“ zu Il sogno di Scipione (Neue Mozart Ausgabe, Serie II: Bühnenwerke 6/9), Kassel 1977, S. IXf und Kritischer Bericht (Neue Mozart Ausgabe, Serie II: Bühnenwerke 5/6), Kassel 1979, S. 17.
 
 
Soprano per la Licenza
 
     
 
    Ah perché cercar degg'io
 
 
fra gli avanzi dell'oblio
 
 
ciò che in te ne dona il ciel!
 
     
 
    Di virtù chi prove chiede,
 
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l'ode in quegli e in te le vede:
 
 
e l'orecchio ognor del guardo
 
 
è più tardo e men fedel.
 
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N° 12 Coro
 
 
Coro
 
     
 
    Cento volte con lieto sembiante,
 
 
prence eccelso, dall'onde marineVariante in den Textwiederholungen:
prince eccelso, dall'onde marine
 
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torni l'alba d'un dì sì seren.
 
     
 
    E rispetti la diva incostante
 
 
quella mitra che porti sul crine,
 
 
l'alma grande che chiudi nel sen.
 
 
FINE.